TREVISOLAICA che ovviamente è una Treviso PIU’ Europa, con (speriamo) più laici, più socialisti, più liberali, più radicali…


CAMPIDOGLIO: GRILLINI, CANDIDATO PER IL PARTITO SOCIALISTA
8 Marzo, 2008, 12:03 am
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(AGI) – Roma, 7 mar. – “Non e’ possibile lasciare ai romani la sola possibilita’ di scelta tra un candidato papista e uno dei clericofascisti. Noi non vogliamo che Roma sia governata dalla destra, la peggiore destra in Italia, ma vogliamo riportare i temi del socialismo e della laicita’ a Roma e quindi in Italia”. Cosi’ Franco Grillini ha annunciato ufficialmente la sua candidatura a sindaco di Roma e, nel farlo, ha spiegato che “la decisione e’ arrivata dopo il rifiuto e la discriminazione inspiegabili e inspiegati che il Pd ha fatto nei confronti del Partito Socialista”. Per l’annuncio dell’inizio della corsa al Campidoglio, la sede prescelta e’ stata quella della ‘casa’ storica del Partito Socialista a Roma, i locali del civico 26 di piazza San Lorenzo in Lucina.

Accanto al candidato siedono i maggiorenti del Partito Socialista: il vicepresidente del Senato Gavino Angius, il presidente del partito Enrico Boselli, il segretario romano Atlantide Di Tommaso e Alberto Benzoni, gia’ vicesindaco con Luigi Petroselli. E’ il candidato del Pd, Francesco Rutelli il primo bersaglio di Grillini: “E’ stato protagonista della spinta anti socialista nel Pd – spiega – e Rutelli e’ stato il sindaco che nel 2000 ritiro’ il patrocinio al World Pride”. Continua, il candidato, a citare i passaggi che, a suo dire, rendono impraticabile la strada di un apparentamento tra socialisti e Pd, dal referendum sulla legge 40 al muro contro muro che, in Campidoglio, il Pd ha opposto al Registro delle unioni civili. Enrico Boselli ricorda di essere “rimasto colpito dalla decisione che Walter Veltroni prese due mesi fa quando, alleandosi con la destra, impedi’ l’istituzione del Registro delle unioni civili, lasciando in questo modo 60 mila coppie romane prive di diritti. I sindaci socialisti di Parigi e Londra si sarebbero vergognati”.

Di fronte a questo precedente il presidente dei socialisti sente di poter dire che “da sindaco Rutelli fara’ anche di peggio. Per questa ragione penso sia giusto scendere in campo”.



7 fatti laici. Io aderisco!
5 Marzo, 2008, 2:49 pm
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Io ho aderito, se qualcuno è d’accordo mi scriva: trevisolaica@libero.it 

“SU INIZIATIVA DI ENZO MARZO E MARIA GIGLIOLA TONIOLLO PRESENTIAMO QUESTA PROPOSTA ALLA PUBBLICA OPINIONE E ALLE FORZE POLITICHE, E CHIEDIAMO SIA SOTTOSCRITTA DA SINGOLI E ASSOCIAZIONI

7 FATTI LAICI

A parole tutti o quasi oggi si dicono laici, ma non c’è laicità senza la più rigorosa neutralità delle istituzioni su convinzioni morali, religiose e filosofiche, senza la garanzia di pari dignità sociale delle persone e senza la separazione fra istituzioni pubbliche e confessioni religiose: non c’è laicità, quando si esige o si accetta di trasformare in obbligo giuridico i dettami morali di una chiesa o si assiste senza reazione all’occupazione delle istituzioni da parte delle gerarchie vaticane. Laicità è riconoscimento alle persone del diritto di scegliere liberamente riguardo la propria vita e il proprio corpo, ed è possibilità di attuare le proprie scelte. Laicità è anche reale coinvolgimento nelle decisioni pubbliche sulle scelte private.

Riteniamo, in questa sede, che per comprenderci meglio e riconoscerci come laici vi sia la necessità di stabilire un minimo comune denominatore con la definizione di alcuni obiettivi concreti:

1) ABOLIZIONE DEL CONCORDATO e di ogni forma di privilegio diretto e indiretto a favore della Chiesa cattolica nella legislazione e nelle politiche pubbliche. E’ necessario e urgente rimettere in discussione l’intero meccanismo di finanziamento pubblico: l’attuale normativa sull’8 per mille, l’esenzione del pagamento dell’Ici per le attività commerciali della Chiesa cattolica. Censimento di tutti i finanziamenti arbitrari di Stato, di Regioni e di Enti locali alla Chiesa Cattolica. Necessità di una scuola pubblica laica, a partire dalla scuola dell’infanzia. Abolizione dell’incostituzionale finanziamento pubblico delle scuole confessionali e l’abrogazione della legge che immette automaticamente in ruolo – anche in materie umanistiche e senza concorso – gli ex professori di religione scelti dalle Curie.

2) PIENO RICONOSCIMENTO DELL’AUTODETERMINAZIONE NELLA MATERNITA’. Le istituzioni devono promuovere campagne di informazione sessuale, anche nelle scuole, per la conoscenza dei mezzi di prevenzione; devono agevolare l’acquisto degli anticoncezionali, abolire l’obbligo di ricetta per l’acquisto della pillola del giorno dopo (contraccezione di emergenza) e soprattutto assicurare che l’effettiva operatività della legge 194 sia sempre garantita con personale non obiettore presente in tutte le strutture esistenti, consentendo anche l’uso della pillola abortiva Ru 486. E’ necessaria una nuova legge in materia di fecondazione assistita o una profonda revisione della legge 40, che parta dall’abolizione delle limitazioni già riconosciute illegittime dall’Autorità giudiziaria e che disponga nuove linee-guida.

3) DIFESA DELLA LIBERTÀ DI SCIENZA, che non può essere limitata, né condizionata, da convinzioni confessionali o ideologiche.

4) RICONOSCIMENTO DELLE DIRETTIVE ANTICIPATE DI FINE VITA, (testamento biologico) con la stessa ampiezza decisionale di chi ha piena capacità.

5) REALIZZAZIONE DELL’ASSOLUTA UGUAGLIANZA GIURIDICA, della parità di diritti e pari dignità sociale per tutti, senza differenza di orientamento sessuale e di identità di genere in materia di diritto di famiglia, nel riconoscere da parte dello Stato una pluralità di modelli famigliari e nella garanzia dei diritti materiali e morali dei minori e dei terzi.

6) RIDISCUSSIONE DELLA NATURA, DEI COMPITI E DELLA COMPOSIZIONE DEL COMITATO NAZIONALE PER LA BIOETICA, che deve informare e coinvolgere il pubblico sulle proprie tematiche. Esso deve inoltre diventare organo di alta funzionalità interna e di riconosciuto valore internazionale e quindi deve essere un organismo autorevole per professionalità e competenza, equilibrato tra le varie concezioni politiche, religiose e filosofiche.

7) RIFIUTO DELL’ASSERVIMENTO DEI MEDIA, soprattutto di quelli pubblici, che si fanno strumento improprio di propaganda religiosa.

Hanno già aderito:

Vittorio Villa, Palermo
Antonio Caputo, Torino
Gustavo Ghidini
Carlo Augusto Viano, Torino
Ersilia Salvato
Vera Pegna, Roma
Anita Sonego, Milano
Luisa La Malfa, Roma

Le Associazioni:
Italialaica.it
Società Laica e Plurale

SE CONDIVIDI I “7 FATTI LAICI” ADERISCI COME PERSONA, ASSOCIAZIONE, GIORNALE, SITO, BLOG AD adesione@fattilaici.org, indicando la città di appartenenza.”



Istat 2008: In Italia più coppie di fatto!
1 Marzo, 2008, 5:54 pm
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Matrimoni in calo. I matrimoni celebrati nel 2007 sarebbero appena 242 mila, pari a un tasso del 4,1 per mille, contro i 270 mila di cinque anni prima (4,6 per mille). D’altro canto si registra un aumento delle coppie che scelgono di formare famiglia al di fuori del vincolo coniugale. Dal punto di vista territoriale le
differenze sono piuttosto marcate. Nel Mezzogiorno si stima una nuzialita’ piu’ alta rispetto al resto del Paese mentre la percentuale di nascite fuori del matrimonio e’ nettamente inferiore.


IL FLAGELLO LAICO DI PAOLA CORTELLESI. CITTADINI ATTENTI AL CONTAGIO!
28 Febbraio, 2008, 7:42 pm
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VENETOLIBERALE. SCIOPERO DEL VOTO PER LE POLITICHE (MA A TREVISO, CARI AMICI LIBERALI, IO V’INVITO: VOTATE SBARRA!)
26 Febbraio, 2008, 9:48 am
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Ricevo da Beppi Lamedica (che ringrazio) il documento che sotto riproduco. Beati voi, cari amici liberali, che potete  ”astenervi”; per le elezioni comunali a Treviso, però, il sistema (ovviamente non è il migliore ma) è già maggioritario e una lista di riformatori laici, liberali, liberalsocialisti, radicali ci sarebbe: è la ”lista Sbarra (TrevisoPIU’Europa). Qualcuno ci dà una mano? Caro Beppi(& amici) ti vuoi candidare con noi? pensa che divertimento! Se chi  finora ha votato centrosinistra o Gentilini-Lega ha voglia di cambiare, rischiamo perfino di vincere…

“La direzione di Veneto liberale, riunitasi a Castelfranco Veneto oggi 25 febbraio 2008,

preso atto della volontà di tutti i soggetti politici (dal Presidente della Repubblica, al Governo, ai parlamentari di tutti gli schieramenti) della volontà di impedire, per quest’anno, il voto sui referendum elettorali, così come di fatto è avvenuto;

preso atto della decisione di Marco Pannella di designare il PD, soggetto politico antiliberale, quale luogo ideale per l’approdo della tradizione politico-culturale che ha in Gobetti, nei fratelli Rosselli, in Salvemini ed in Ernesto Rossi gli epigoni, rinunciando così definitivamente al progetto di immettere nel Parlamento italiano una pattuglia di riformatori;

preso atto, perciò, della quasi sicura impossibilità della presenza di una lista, alla prossima consultazione elettorale nazionale, che avesse quale obiettivo primario, almeno, la riforma della legge elettorale in senso maggioritario;

preso atto che le forze politiche esistenti vorrebbero far credere ai cittadini che l’applicazione del “porcellum”, nella versione interpretata dal PdL e dal PD, è già la riforma elettorale auspicata dai riformatori;

preso atto che l’esito elettorale è già definito dalla nomina dei parlamentari operata dai partiti politici e dal probabile successo alla Camera da parte della coalizione Pdl – Lega – MPA e con possibile ingovernabilità del Senato (il che potrebbe aprire la strada ad un governo cosiddetto di “larghe intese”) che comunque garantirebbe l’immobilismo che ha prodotto l’attuale degrado;

si ritiene opportuno, in questa fase politica, ribadire la scelta dello sciopero del voto alle prossime consultazioni politiche quale manifestazione di non-collaborazione con un regime antiliberale, se non ancora illiberale, per sottrargli consensi con la finalità di indebolirlo sempre più, con la speranza del suo collasso;

ribadisce, inoltre, che la riforma della legge elettorale denominata “porcellum” consiste la precondizione di qualsiasi cambiamento, sottolineando che il referendum, promosso con la sottoscrizione di oltre 820.000 cittadini, è un appuntamento solo rimandato di un anno;

in questa ottica ci si impegna a sostenere un progetto complessivo di riforme che abbia come direzione necessaria la legge elettorale maggioritaria che recuperi, tra l’ altro, il rapporto tra elettori ed eletti con gli strumenti del collegio uninominale e delle primarie; inoltre si indica nella scelta immediata del Capo dell’ esecutivo, nella eliminazione del bicameralismo perfetto, nella drastica riduzione dei tentacoli della politica e del numero dei suoi «professionisti» a cominciare dal taglio dei parlamentari; nella riforma dei regolamenti parlamentari, ed in una legge sui partiti, che realizzi democrazia e trasparenza interna, oltre ad una seria riforma del finanziamento che eviti vergogne intollerabili le ulteriori priorità da immettere nell’agenda politica del paese;.

ribadisce, infine, la centralità dell’appuntamento del 2009 delle elezioni europee affinché, queste possano diventare l’occasione per il rilancio di una vera politica europea e non di una consultazione con finalità meramente nazionale;

in questa ottica ci si impegna a sostenere quella lista di riformatori che faccia riferimento ai liberali ed ai democratici europei (ELDR) che indicano, in occasione delle elezioni, un candidato a Presidente della Commissione europea, – e perché no, anche un Ministro europeo per la politica internazionale – “politicizzandole” e presentando un vero e proprio “programma di governo” per l’Unione.”



Adozione per i single, battaglia di civiltà.
25 Febbraio, 2008, 3:07 pm
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La proposta di Pia Locatelli dopo la decisione del Consiglio d’Europa

“La proposta del Consiglio d’Europa che stabilisce il diritto, anche per i single, ad adottare un minore, potrebbe e dovrebbe essere recepita anche in Italia”, sostiene l’europarlamentare Pia Locatelli, del Partito Socialista. “Sarebbe una importantissima battaglia di civiltà in favore dei tanti bambini che hanno diritto a crescere anche nell’ambito di una famiglia di tipo nuovo, mononucleare, così come stabilito in Europa già da tanti ordinamenti giuridici e poi ora anche da una decisione del Consiglio d’Europa”.



Libertà religiosa. Spini:tre impegni per la prossima legislatura
24 Febbraio, 2008, 9:41 pm
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L’On.Valdo Spini è intervenuto ieri a Roma al convegno “La libertà religiosa alla luce dell’articolo 8 della Costituzione”, indetto dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e dall’Associazione internazionale per la difesa della libertà religiosa (AIDLR). Nel suo intervento il parlamentare socialista ha indicato tre impegni precisi per la prossima legislatura, nell’ambito di una politica di attuazione della Costituzione nei rapporti Stato-Chiese. 1. Dare piena applicazione all’art.8 della Costituzione. Questo significa che il nuovo Governo deve presentare immediatamente in Parlamento le otto Intese firmate dalla Presidenza del Consiglio il 4 aprile del 2007. Due Intese modificano quelle vigenti con la Chiesa Evangelica e Metodista, e con la Chiesa Avventista. Sei sono nuove e sono state stipulate con la Chiesa apostolica (che è una delle confessioni pentecostali ); i mormoni; i testimoni di Geova; gli ortodossi della Sacra Arcidiocesi d’Italia ed Esarcato per l’Europa meridionale; l’Unione buddista italiana e l’Unione induista italiana. Si trattava in realtà di documenti già definiti da precedenti governi in precedenti legislature, alcuni dei quali, fatto molto positivo, escono dall’ambito chiese protestanti – ebrei, che ha contraddistinto le Intese finora vigenti. 2. Approvare la legge sulla libertà religiosa. Attualmente vige ancora in materia la legislazione del 1929 – 30 sui cosiddetti “ culti ammessi ” per quanto ne è rimasta in piedi dopo varie sentenze della Corte Costituzionale. Da circa un decennio il Parlamento cerca di arrivare ad una legge sulla libertà religiosa che attui in questa materia la Costituzione repubblicana. Personalmente ho ripresentato il testo “ Maselli ” sia nel 2001 che nel 2006. La legislatura che si è testé conclusa ne ha discusso in Commissione Affari Costituzionali della Camera, ed è arrivata alla definizione di un testo base, ma dopo la presentazione di circa mille emendamenti ad esso, se ne è sospesa la discussione e non se ne è fatto di nulla, intervenendo poi anche in questo caso lo scioglimento della Camera. Da troppe parti si è guardato alla discussione di questa proposta di legge come un’occasione per riproporre le paure che suscitano i progressi migratori e i contatti con fedi religiose diverse da quelle conosciute abitualmente , piuttosto che per affrontare con spirito costruttivo il problema dell’integrazione degli immigrati nel contesto del nostro ordinamento costituzionale e del nostro ordinamento giuridico. 3. Istituire una “Giornata dedicata alla libertà di coscienza, di religione e di pensiero”, collocandola il giorno 17 febbraio, data del primo atto di libertà religiosa nel nostro Paese, la concessione dei diritti civili ai Valdesi (17/02/1848), la definizione concepita per coinvolgere credenti e non credenti costituirà un momento di riflessione sull’affermazione della libertà religiosa in un mondo sempre più globalizzato, nonché di impegno per l’attuazione piena della Costituzione nel nostro Paese.


BEPPI LAMEDICA SUL LIBRO DI MICHELE AINIS “IN CHE STATO…” Garzanti, Milano 2007
13 Febbraio, 2008, 11:32 pm
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Dal blog di Beppi Lamedica (http://venetoliberale.ilcannocchiale.it/) :

 “La Presidenza del Consiglio contava 345 dipendenti sotto il Duce; erano 3.521 nel 1988; sono diventati 4.500 e passa nel 2005. C’è dunque bisogno di una stretta; e infatti il blocco delle assunzioni nel periodo 1998-2002 avrebbe dovuto tagliare il personale pubblico del 4%. Invece la Corte dei conti ha accertato un aumento del 4,2%. Sarà per questo che ogni comunicazione burocratica costa 22 euro e 49 minuti di lavoro. Sarà per questo che le pratiche smaltite di anno in anno dalle amministrazioni pubbliche sviluppano 350 mila metri cubi di carta, quanto basta per tappezzare l’intero territorio nazionale.”

La miglior definizione dell’attuale situazione italiana la troviamo nella introduzione. Si chiede l’autore in che Stato siamo. “Stato è sinonimo di stasi, è l’immagine d’un corpaccione mal cresciuto, che non ce la fa a reggersi in piedi.”

Michele Ainis fa una diagnosi impietosa. La crisi del regime è conseguenza di una scarsa etica pubblica e di una scarsa efficienza pubblica. A propria volta la crisi si manifesta dall’azione combinata di tre fattori: l’instabilità, la rissa fra i poteri e il gigantismo della fortezza pubblica. “Questa creatura da cui siamo governati – conclude l’autore – è uno Stato matto, capace tuttavia d’infliggerci ogni giorno scacco matto”

L’autore insegna Istituzioni di diritto pubblico all’Università di Teramo. Non è .la prima volta che segnalo, con piacere, un suo libro. Stavolta in forma di dizionario il libro tratta dei malfunzionamenti dello Stato e le difficoltà incontrate dal cittadino comune nel districarsi nella burocrazia vessatrice o tra le maglie di una giustiziala collasso.

Annota Ainis alla voce “Diritto”: “Nel 1995 superammo il record mondiale di commi stipati dentro un solo articolo della Finanziaria: 244. Una legge illeggibile, un errore – o meglio un orrore – che il governo dell’epoca promise di non ripetere mai più. Ma nel 1996 la cifra è lievitata ancora (267 commi), è infine raddoppiata nel 2005 (593 commi), è quintuplicata con la Finanziaria 2007 (1365 commi, 338 pagine, milioni di parole deposte sulla carta come coriandoli, senza un ordito che ne orienti la lettura). E nel frattempo si è via via gonfiato il gran mare delle leggi, rompendo l’argine della sicurezza collettiva.”

Quando è attuale la frase del liberale Giovanni Amendola: “Questa Italia, così com’è, non mi piace!” (bl)



lunedì 11 febbraio ore 18 a Treviso. libere chiese in libero stato
4 Febbraio, 2008, 7:27 pm
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Occorre una grande forza di sinistra laica che faccia riferimento al Socialismo europeo. Con le scorciatoie elettorali non si cancella il fallimento del PD.
21 Gennaio, 2008, 9:17 pm
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 C’è il rischio che, con la “ristrutturazione” della sinistra italiana e più in generale del sistema dei partiti avviata dopo la nascita del Partito Democratico, il nostro sia l’unico paese in Europa senza un forte partito ispirato al socialismo europeo. I primi “cento giorni” dalla nascita del “nuovo” soggetto politico confermano questa preoccupazione. Era evidente che soprattutto lo scioglimento dei DS apriva un vuoto a sinistra, implicando la rinuncia di quel partito ad esistere come forza autonoma, collocata nell’ambito del Partito del Socialismo Europeo. Questa rinuncia – più o meno limpidamente dichiarata – era da molti accettata in cambio di alcune allettanti promesse che il “nuovo” soggetto politico avrebbe realizzato: 1. il PD, unendo forze prima divise, avrebbe semplificato il sistema dei partiti; 2. andando “oltre” i limiti di DS e Margherita, superando storici steccati ideologici tra laici e cattolici, avrebbe conquistato i nuovi consensi di tanti che si sentono estranei alla politica, rafforzando l’Unione nel suo complesso; 3. ridando slancio e peso ad una guida riformista del Centrosinistra avrebbe rafforzato il Governo Prodi. Tutto ciò avrebbe scongiurato l’ennesimo annunciato ritorno di Berlusconi al governo…

E’ subito apparso evidente che nessuna delle promesse del PD poteva essere mantenuta.

La “fusione” di DS e Margherita non ha semplificato il quadro politico, ma ha determinato nuove scissioni e la nascita di nuovi partiti (la SD di Mussi, l’UD di Manzione e Bordon, LD di Dini…). Nei sondaggi il nuovo PD non va oltre il 25-27%, altro che il promesso 40%! Comunque il Centrosinistra non cresce nel suo complesso né l’operazione attrae nuove energie.

Nemmeno sotto il profilo culturale l’operazione è riuscita. Dietro la facciata di maniera dello “storico incontro tra culture diverse”, la realtà che affiora impetosamente è quella di un  ”compromesso storico bonsai”, un compromesso al ribasso, il “ma-anchismo” che tutto annacqua e non da indicazioni.

L’affermazione di una leadership del nuovo partito distinta da quella dell’Unione ha indebolito il ruolo di Prodi, come guida del Governo e del Centrosinistra. Se si andasse a votare oggi, con qualunque tipo di legge elettorale, Berlusconi certamente vincerebbe…

Perfettamente cosciente di tutto ciò, chi ha preso la guida del PD non si è impegnato per il rilancio del Governo Prodi, non ha presentato un programma di coraggiose riforme sociali ed economiche per contrastare il declino dell’Italia. Ha invece proposto un accordo con Berlusconi per una nuova legge elettorale. Così, di fatto, ha ulteriormente minato la stabilità del Governo Prodi, preparando la strada per il ritorno del Cavaliere alla guida del paese. Non è un mio giudizio, ma una semplice constatazione.

La proposta di riforma elettorale Veltroni-Berlusconi, non porta né in Germania né in Spagna. E’ solo una scorciatoia furbesca e pericolosa per permettere a due forze di media grandezza (25 – 27 % secondo tutti i sondaggi) quali sono il PD e il PdL, di raddoppiare il loro peso. Un meccanismo truffaldino di assegnazione dei seggi che non ha precedenti nei sistemi elettorali europei.

La cosa più grave è che questo tipo di legge elettorale consentirà al capo della Destra non solo di tornare più facilmente al Governo, ma di farlo senza bisogno di allearsi con nessuno. Nelle sue mani infatti sarebbero concentrati tutti i poteri che contano senza nemmeno il contrappeso di Bossi, Fini o Casini, dei quali può tranquillamente fare a meno. Ed infatti Berlusconi ha subito iniziato la sua corsa, intuendo l’enorme opportunità che gli si apre davanti.

Davvero, se si voleva una riforma elettorale “col massimo del consenso”, era necessario che il PD si muovesse così, ignorando l’esistenza dell’Unione? Davvero si può credere alla favola dell’accordo con Berlusconi “per il bene del paese”? Francamente vorremmo ci fosse almeno risparmiata l’ipocrisia!

E poi c’è Bertinotti… Già il leader del PRC esultava per lo spazio vuoto lasciato a sinistra dallo scioglimento dei DS. Ora la riforma elettorale Veltroni-Berlusconi  di fatto lo legittima come unico vero leader della “cosa rossa”. Una “cosa rossa” – anche questo è evidente – che non è un’alleanza di eguali. Pecoraro Scanio, Diliberto, soprattutto Mussi infatti potranno agitarsi finché vogliono, ma per esistere dovranno sottostare ai diktat di Bertinotti, l’unico a non temere soglie di sbarramento. Davvero è questa la via per dare la guida della sinistra alle forze riformiste e modernizzatrici?

Una riforma elettorale ci vuole, ma non quella voluta da Veltroni-Berlusconi-Bertinotti non certo nell’interesse del paese. I cittadini chiedono certamente semplificazione, meno “partitini”. Vorrebbero superare il bipolarismo “bastardo” conosciuto finora, basato sul pro o contro Berlusconi e non sul confronto tra una destra e una sinistra moderne di stampo europeo. Vorrebbero poter scegliere governi che decidano. I cittadini vorrebbero soprattutto poter scegliere e non subire chi deve essere eletto, come sarebbe nel caso che passasse la Veltroni-Berlusconi-Bertinotti, dove quattro o cinque partiti col 50-60% dei voti si spartirebbero tutti i seggi, sia di maggioranza che di opposizione. E peggio ancora sarebbe nel caso passasse il referendum Segni-Guzzetti, nel qual caso il primo partito anche solo con il 20% dei voti avrebbe il 55% dei deputati (eletti senza nemmeno la preferenza) alla Camera e al Senato. Una minoranza che potrebbe non solo governare, ma perfino modificare la Costituzione! E davvero si può pensare che basti un “premio di maggioranza” perchè chi è sicuramente minoranza nel paese, possa governare la grave crisi sociale, economica, morale che abbiamo di fronte?

Continuo a pensare che all’Italia occorra un forte Partito socialista, un’autonoma forza della sinistra saldamente ancorata al PSE, dotata di cultura di governo e capace di indicare le riforme necessarie per modernizzare e ridare slancio al paese. Una forza socialista laica e liberale, perché una sinistra riformatrice e moderna, se vuole restare collegata al Socialismo europeo, non può essere guidata da Bertinotti. Né PD né Cosa rossa-Sinistra Arcobaleno sono la risposta.



Il “rinascimento laico” di Giampaolo Sbarra. Un articolo su cui riflettere
7 Gennaio, 2008, 3:41 pm
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La “tribuna di Treviso” di oggi pubblica quest’intervento di Giampaolo Sbarra, sul quale riflettere….

Difendere la L. 194, cambiare la L. 40; e poi pacs, ru486, omofobia ecc.  Entrato in crisi il tempo del “progresso laico”, oggi serve un “rinascimento laico”, per non dover ricorrere alla “resistenza laica”.

Il referendum sul divorzio e successivamente la legge e il referendum sulla legge 194, hanno rappresentato tappe fondamentali sulla via del progresso sociale e dell’affermazione delle libertà individuali in Italia: il popolo era più avanzato della politica.
Pareva, allora, che quei passi in avanti dovessero essere senza ritorno; oggi capiamo che non è così.

Troppi segnali, ormai, dimostrano l’invadenza confessionale nella vita politica italiana: l’intervento del cardinale Ruini con una precisa indicazione di voto al referendum sulla procreazione medicalmente assistita, ha dato il via ad una serie di prese di posizione (dai Pacs, all’omofobia) che oggi stanno culminando nella richiesta di snaturamento della L. 194: una buona legge, che ha combattuto la vergogna e l’ipocrisia dell’aborto clandestino a cui evidentemte qualcuno vorrebbe ritornare.

La situazione, in Italia, è ancora più grave perché i rapporti tra stato e chiesa sono regolati da un Concordato che garantisce alla Chiesa enormi e ormai intollerabili privilegi, anche dal punto di vista economico; questo Concordato viene ormai sistematicamente violato, ma pochi hanno il coraggio di far notare come il Vaticano debba avere il coraggio di rinunciare o ai privilegi economici e fiscali o all’invadenza negli affari interni italiani: certo non può pretendere di avere entrambe le cose, come sta accadendo oggi..

A fronte di questa invadenza neoclericale, noi stiamo assistendo ad una grave accondiscendenza del ceto politico italiano, incapace o timoroso di reagire reclamando l’autonomia della politica e dello stato, secondo il vecchio ma ancora valido principio della “libera chiesa in libero stato”.

Dov’è finita la cultura laica in Italia? Essa è bene rappresentata da valenti intellettuali, scienziati, filosofi, giornalisti (penso a Umberto Veronesi, a Rita Levi Montalcini, a Giulio Giorello. a Scalfari, a Umberto Eco): l’anello debole è proprio la politica: è là che si nota il cedimento, e nella debolezza di una cultura politica laica.

Da notare che la “cultura laica” non sottovaluta affatto la valenza delle riflessioni etiche e anche religiose intorno ai problemi dell’uomo, e anzi il confronto con quelle riflessioni è quotidiano motivo di approfondimento e di ulteriore interrogazione; ma un conto è accettare il confronto per andare oltre, un conto è pretendere di imporre a tutti la propria visione del mondo e, per i politici, non resistere e farsi intimidire dai diktat di Oltretevere.

Perfino la magistratura si dimostra a volte più avanzata della politica, laddove – ad esempio in tema di legge 40 sulla fecondazione assistita – riconosce il diritto all’analisi preimpianto dell’embrione (vietato dalla legge) e a rifiutare l’impianto dei tre embrioni (previsto dalla legge).
Se questo è un buon segnale per le donne, è un pessimo segnale per la politica, e ne sancisce l’arretratezza.
Di questo passo, si rischia di lasciare spazio ad un inquietante clima di “fondamentalismo” cha dalle religioni passa alla politica e infine alla società (omofobia, xenofobia, antioccidentalismo, antiislamismo).

Spesso i detrattori della laicità hanno bollato come “laicisti” i sostenitori della “libera chiesa in libero stato”: non è così, nessuno reclama il trionfo totalitario di una “ideologia laicista”; bisogna reclamare a gran voce, invece, il riconoscimento e il rispetto delle diversità etiche e culturali, il riconoscimento e il rispetto dell’esistenza di diverse visioni del mondo e della vita, il riconoscimento e il rispetto delle persone e delle loro peculiarità.
Questo, ovviamente, non vale solo nei temi etici e nei rapprti stato-chiesa; vale altrettanto nei confronti della ricerca scientifica in tema di nucleare, ogm e termovalorizzatori, per citare tre questioni controverse, spesso trattate a partire da giudizi preconfezionati.

Si sperava che il processo di laicizzazione della politica avesse fatto passi in avanti ireversibili, in una sorta di “dinamica lineare”; invece oggi abbiamo assoluta necessità di un “rinascimento laico”, prima di dover ricorrere alla “resistenza laica”.

Giampaolo Sbarra



14 dicembre. Liberi di Amare. Incontro con Franco Grillini
10 Dicembre, 2007, 11:16 am
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Dopo l’intenso e partecipato dibattito con Mina Welby presso la Fondazione Benetton venerdì scorso, prosegue il ciclo d’incontri promossi dal consigliere comunale Giampaolo Sbarra (gruppo Rosa nel pugno – laici liberali radicali socialisti).

Venerdì 14 (sempre alle 18 presso Fondazione Benetton) sarà la volta di Franco Grillini.  Il deputato socialista bolognese, presidente onorario dell’Arcigay, affronterà il tema LIBERI DI AMARE…patti civici di solidarietà, pari opportunità, violenza sessuale, xenofobia, omofobia, discriminazioni etniche, religiose, sociali, divorzio breve, laicità e diritti…

Sono previsti interventi di Modou Diop (Cittadinanza attiva), Alvise Ferialdi (Area d’incontro), Franco Fois (VenetoRadicale), Abdallah Kezraji (Reg. Veneto-Consulta per l’immigrazione),  Bruno Martellone (Partito socialista), Giampaolo Sbarra (consigliere comunale RNP), Alessandro Zan (Arcigay Veneto).



vivere e morire. 7 dicembre incontro a treviso con mina welby.
2 Dicembre, 2007, 6:03 pm
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ai lettori di questo blog mi permetto di segnalare l’incontro con Mina Welby, dell’Associazione Luca Coscioni, sul tema LIBERI DI VIVERE E DI MORIRE, Testamento biologico, libertà di ricerca scientifica, libertà di cura, rifiuto dell’accanimento terapeutico, terapia del dolore, scelte di fine vita, servizi sanitari territoriali… che si terrà a Treviso Venerdì 7 dicembre  - ore 18 presso l’Aula attività seminariali di Ca’ Bomben – Fondazione Benetton, via Cornarotta 7-9.Sono previsti interventi di Maria Di Chio (ass. Libera uscita)Davide Cervellin (ass. Coscioni), Giorgio Favara (ricercatore Univ. Padova), Bruno Martellone (partito socialista), Gregorio Plescan (pastore valdese), Paola Poldelmengo (ass. La Ginestra), Raffaele Ferraro (Veneto Radicale).

L’incontro rientra in un ciclo di dibattiti pubblici su temi di attualità politica e culturale promossi dal consigliere comunale Giampaolo Sbarra (gruppo Rosa nel Pugno-laici, liberali, socialisti e radicali).

bruno martellone



laici a Treviso
4 Novembre, 2007, 10:13 am
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Mentre partecipo ai lavori del Congresso di Radicali italiani a Padova (appena ho un po’ di tempo, proverò a dirne qualcosa), mi viene in mente di cercare su Google “laici a Treviso” e cosa mi esce? il sito di una parrocchia, dove si annuncia che per il prossimo Natale due parrocchiani avranno  l’incarico di distribuire la comunione durante la messa… Nient’altro. I laici a Treviso sono così forti che presto sostituiranno i preti!

Bruno Martellone