“Ascoltare Vicenza”. Il centrosinistra vara un percorso comune
Accordo unanime delle forze di opposizione sulla prima tappa: un’inedita operazione-ascolto. Incontri pubblici con il coinvolgimento di categorie, associazioni e cittadini l’8 e 9 febbraio. Poi l’elaborazione di un progetto di governo: per chi lo approva, primarie a inizio marzo.
Ripartire dalla città, per la città. È questo il messaggio lanciato dalla riunione di venerdì sera, convocata dalle forze che negli ultimi dieci anni non hanno avuto responsabilità nel governo di Vicenza: un incontro che ha visto la partecipazione di delegazioni ai massimi livelli del Partito Democratico, di Vicenza Capoluogo, della Sinistra Arcobaleno (SD, Verdi, RC, PDCI), del Partito Socialista, di Italia dei Valori e del comitato Più Democrazia. Estremamente positivo, e unitario, il clima respirato nel corso del confronto. Comune la diagnosi: Vicenza, nei due mandati dell’amministrazione Hüllweck, ha perso dieci anni, e ora si trova in un preoccupante stallo sociale, ambientale, urbanistico, culturale, e sotto i profili dello sviluppo, della legalità, della partecipazione democratica. E comune anche l’individuazione della cura: un percorso di rilancio delle energie soffocate in questi anni, che restituisca la parola alle voci dei cittadini e delle realtà associative e rappresentative, largamente ignorate dalla politica espressa dal centrodestra.
Il primo elemento di accordo tra le forze politiche di opposizione parte proprio da qui: il varo di un’inedita operazione-ascolto, in cui a “salire in cattedra” saranno non i partiti ma i cittadini, le categorie, le diverse e numerose realtà associative del ricchissimo tessuto sociale vicentino. Fissate anche le date: l’8 e il 9 febbraio la città sarà invitata ad esprimersi sui suoi molti nodi irrisolti. Dai grandi temi urbanistici e infrastrutturali alla mobilità e all’inquinamento, dalle politiche sociali a quelle culturali e turistiche, passando per i problemi dei quartieri, per approdare alla ridefinizione del ruolo di Vicenza: capoluogo oggi solo formale, incapace di proiettarsi ai livelli provinciale, regionale, europeo, ridotta ai margini della rete di relazioni che invece vede protagoniste altre città di analoga grandezza. Piena intesa anche sul percorso tracciato: dopo la prima fase dedicata all’ascolto della città e delle sue domande, si procederà alla definizione di una “piattaforma per il governo di Vicenza”, imperniata su alcune idee-guida. Solo da qui nasceranno le alleanze per offrire alla città un progetto alternativo di governo. Le forze che condivideranno questa piattaforma parteciperanno alla seconda fase: le elezioni primarie per la scelta del candidato sindaco, per la prima volta nella storia di Vicenza. Impegnandosi a sostenere unitariamente il candidato che uscirà vincitore dalle primarie, all’inizio di marzo. “Si tratta di un primo, e storico, passaggio – sottolineano le forze coinvolte – Era di fondamentale importanza trovare un accordo sul metodo, perché nella costruzione di un progetto innovativo il metodo è sostanza. Vicenza oggi è una città che non respira più futuro: dopo anni in cui è stata soffocata, vogliamo che la sua voce possa tornare a parlare. Noi la ascolteremo”.
Gentilini annuncia la pubblicazione di un volume (ovviamente la sua fantasia immaginifica trasforma la cosa in un’intera “enciclopedia”) con le “opere” realizzate dall’anno I all’anno XV dell’E.G. (era Gentilini). Già si annuncia una controenciclopedia per demolire non già le “opere”, ma le fanfaronate del regime. Ben venga! Poichè le cose fatte (certamente ce ne sono di positive) comunque sono state realizzate coi soldi del contribuente, i cittadini sappiano quanti soldi sono stati spesi, quandi buttati via, quante cose non sono state fatte, quanti danni si sono pagati… Da parte mia vorrei dare un aiuto raccontando a puntate, la storia di un gruppo di potere che in questi anni ha messo letteralmente le mani sulla città. Mi piacerebbero commenti e contributi. Certamente si deve guardare avanti, ma la memoria corta non ha mai aiutato a costruire il futuro. Quindici anni sono molti. Altri cinque anni e sarà un Ventennio. Io spero che la Liberazione stavolta arrivi prima.


