Riflessioni sul programma (n. 1). Salario minimo garantito? Si, ma chi lo paga?
Gli ultimi anni di bipolarismo “all’italiana” ci hanno abituato, ancor più che in passato, a diffidare dei programmi elettorali. Una cautela più che giustificata, vista la fine ingloriosa sia del berlusconiano “patto con gli Italiani”, sia delle 280 “pagine gialle” di Prodi. Ma ora il superamento dei vecchi schieramenti, tanto ampi quanto disomogenei, dovrebbe favorire – così ci viene promesso a Roma come a Treviso – il confronto sui contenuti. Per questo attendevamo con interesse di conoscere le proposte di Veltroni sul governo dell’economia e della società italiana, approvate dalla Conferenza programmatica del PD (quanto alle proposte del PD per la nostra città l’unica certezza è che dovremo attendere a lungo). Nel complesso tuttavia ci sembra sia stata persa ancora una volta l’occasione per dare corpo a quella chiara prospettiva riformista di cui, soprattutto qui nel Nordest, si sente urgente bisogno. L’idea, per esempio, di finanziare il “salario minimo” per i precari col “tesoretto” è una pura trovata elettoralistica. Posto che ci sia (ma vedremo con la prossima trimestrale di cassa) è chiaro che l’extragettito tributario è una risorsa “una tantum” che non può finanziare un aumento della spesa corrente destinato a durare nel tempo. Meglio “restituire” quei soldi in forma di sgravio tributario o (perché no?) di erogazione “una tantum”. Ma meglio ancora usarli per arrivare al più presto alla parità di bilancio e recuperare, ma in modo permanente, un margine di manovra per interventi strutturali, anche e soprattutto sulla spesa sociale, che attualmente non ci possiamo permettere, ma che sono necessari per garantire categorie di lavoratori oggi privi di qualsiasi copertura. Ben diversa dall’idea del “salario minimo” garantito a tutti i “precari” è l’indennità di disoccupazione per i c.d. lavoratori atipici, introdotta a titolo sperimentale per due anni grazie ad un emendamento socialista all’ultima Finanziaria. Non mero assistenzialismo, ma un beneficio accordato a precise condizioni (svolgimento di un corso di riqualificazione professionale, disponibilità al ricollocamento, ecc…) e finanziato dal Fondo sociale europeo e quindi a costo zero per il bilancio dello Stato.
Rai elimina un video “sconveniente” di Veltroni

“
Abbandonerò la politica al termine del secondo mandato da sindaco di Roma“. Sono queste le dichiarazioni di
Walter Veltroni ospite da
Fabio Fazio a “
Che tempo che fa” nel gennaio 2006, e conservate in un video di 55 secondi inserito su YouTube (e ora cancellato).
Le parole di Veltroni, che di fatto ha poi smentito se stesso impegnandosi come (candidato) leader del Partito Democratico, sembravano sconvenienti a qualche responsabile della Rai, che ha richiesto a YouTube la rimozione del video. Ad inserirlo era stato un utente, e la clip aveva fatto il giro del web, soprattutto nelle scorse settimane. Sulla carta tutto regolare, in quanto la Rai ha il diritto di richiedere la cancellazione di filmati tratti dai suoi programmi e inseriti dagli utenti.
Quello che insospettisce alcuni commentatori, come Massimo Mantellini, è il perché tra i tanti video Rai illegalmente caricati, uno dei primi ad essere rimossi sia proprio quello di Veltroni: “da qualcuno di questi ‘contenuti generati dagli utenti’ si doveva iniziare e qualche zelante amministratore della TV pubblica ha pensato bene di iniziare eliminando i 55 secondi di Veltroni che smentisce se’ stesso“.
E’ doveroso segnalare che su YouTube molti dei video tratti dalla tramissione di Fazio sono stati rimossi, ma qualcuno è tuttora online. Inoltre sono online numerosi filmati da altri programmi. Voi cosa vedete in questa mossa della Rai? Il “solito” asservimento della tv di stato alla politica o una semplice coincidenza?
Guerriglia da strada e da web (da “labouratorio.it”). Bravi ragazzi! Così!
Riporto l’editoriale dell’ultimo numero di www.labouratorio.it rivistina online di un pugno di giovanotti “radicali e radiculi, liberalsocialisti e socialisti liberali, libberali e libbertari, libberisti e libberatici da soli” animati da Tommaso “Inoz” Ciuffoletti (c’è anche Mattia Panazzolo di Treviso, v. il suo blog http://macspk.wordpress.com).
“Non siamo spartani. Siamo senza patria. Non siamo guerrieri. Siamo diseredati. Non siamo violenti. Non abbiamo il fisico.
Non siamo neanche talmente stronzi da essere votati al sacrificio. E poi si sa, non c’è niente da vincere, ma nemmeno da perdere … e when you got nothin’/ you got nothin’ to lose.
Certo non perderemo la voglia di rompere le palle, di dare voce ad affinità e divergenze, di raccogliere sfide ed accogliere insulti.
Ci dicono casinari, ci dicono fancazzisti, ci dicono inconsistenti … e si sbagliano; loro di cui non dice niente nessuno.
Labouratorio si mette l’elmetto, calza gli stivali e la divisa. Si guarda allo specchio e trova che tutto sommato gli doni anche la tenuta da battaglia Rosa shocking.
Colori acidi e sguardo fisso. Sull’obiettivo. Rinnovarsi o perire? No, è passato di moda. E poi noi nuovi lo siamo, punto. Se poi periremo vedremo, ma ci piace giocare per vincere.
L’etica del sacrificio la lasciamo ai nobili. Noi siamo bastardi. Radicali e radiculi, liberalsocialisti e socialisti liberali, libberali e libbertari, libberisti e libberatici da soli.
Tizio, Caio, Silvio e Walter … c’importa una sega. Intanto serriamo le fila, affiliamo le armi e ci grattiamo i coglioni.
Fanculo caro Marco e sveglia caro Enrico. Labouratorio è in marcia. Una lunga marcia senza timonieri. Guerriglia da strada e da web. Felicità è la lotta … e come insegna il maestro di tutti noi, Luigi Tanfani, “dovunque andremo, saremo felici”.” (T.C.)