La “tribuna di Treviso” di oggi pubblica quest’intervento di Giampaolo Sbarra, sul quale riflettere….
Difendere la L. 194, cambiare la L. 40; e poi pacs, ru486, omofobia ecc. Entrato in crisi il tempo del “progresso laico”, oggi serve un “rinascimento laico”, per non dover ricorrere alla “resistenza laica”.
Il referendum sul divorzio e successivamente la legge e il referendum sulla legge 194, hanno rappresentato tappe fondamentali sulla via del progresso sociale e dell’affermazione delle libertà individuali in Italia: il popolo era più avanzato della politica.
Pareva, allora, che quei passi in avanti dovessero essere senza ritorno; oggi capiamo che non è così.
Troppi segnali, ormai, dimostrano l’invadenza confessionale nella vita politica italiana: l’intervento del cardinale Ruini con una precisa indicazione di voto al referendum sulla procreazione medicalmente assistita, ha dato il via ad una serie di prese di posizione (dai Pacs, all’omofobia) che oggi stanno culminando nella richiesta di snaturamento della L. 194: una buona legge, che ha combattuto la vergogna e l’ipocrisia dell’aborto clandestino a cui evidentemte qualcuno vorrebbe ritornare.
La situazione, in Italia, è ancora più grave perché i rapporti tra stato e chiesa sono regolati da un Concordato che garantisce alla Chiesa enormi e ormai intollerabili privilegi, anche dal punto di vista economico; questo Concordato viene ormai sistematicamente violato, ma pochi hanno il coraggio di far notare come il Vaticano debba avere il coraggio di rinunciare o ai privilegi economici e fiscali o all’invadenza negli affari interni italiani: certo non può pretendere di avere entrambe le cose, come sta accadendo oggi..
A fronte di questa invadenza neoclericale, noi stiamo assistendo ad una grave accondiscendenza del ceto politico italiano, incapace o timoroso di reagire reclamando l’autonomia della politica e dello stato, secondo il vecchio ma ancora valido principio della “libera chiesa in libero stato”.
Dov’è finita la cultura laica in Italia? Essa è bene rappresentata da valenti intellettuali, scienziati, filosofi, giornalisti (penso a Umberto Veronesi, a Rita Levi Montalcini, a Giulio Giorello. a Scalfari, a Umberto Eco): l’anello debole è proprio la politica: è là che si nota il cedimento, e nella debolezza di una cultura politica laica.
Da notare che la “cultura laica” non sottovaluta affatto la valenza delle riflessioni etiche e anche religiose intorno ai problemi dell’uomo, e anzi il confronto con quelle riflessioni è quotidiano motivo di approfondimento e di ulteriore interrogazione; ma un conto è accettare il confronto per andare oltre, un conto è pretendere di imporre a tutti la propria visione del mondo e, per i politici, non resistere e farsi intimidire dai diktat di Oltretevere.
Perfino la magistratura si dimostra a volte più avanzata della politica, laddove – ad esempio in tema di legge 40 sulla fecondazione assistita – riconosce il diritto all’analisi preimpianto dell’embrione (vietato dalla legge) e a rifiutare l’impianto dei tre embrioni (previsto dalla legge).
Se questo è un buon segnale per le donne, è un pessimo segnale per la politica, e ne sancisce l’arretratezza.
Di questo passo, si rischia di lasciare spazio ad un inquietante clima di “fondamentalismo” cha dalle religioni passa alla politica e infine alla società (omofobia, xenofobia, antioccidentalismo, antiislamismo).
Spesso i detrattori della laicità hanno bollato come “laicisti” i sostenitori della “libera chiesa in libero stato”: non è così, nessuno reclama il trionfo totalitario di una “ideologia laicista”; bisogna reclamare a gran voce, invece, il riconoscimento e il rispetto delle diversità etiche e culturali, il riconoscimento e il rispetto dell’esistenza di diverse visioni del mondo e della vita, il riconoscimento e il rispetto delle persone e delle loro peculiarità.
Questo, ovviamente, non vale solo nei temi etici e nei rapprti stato-chiesa; vale altrettanto nei confronti della ricerca scientifica in tema di nucleare, ogm e termovalorizzatori, per citare tre questioni controverse, spesso trattate a partire da giudizi preconfezionati.
Si sperava che il processo di laicizzazione della politica avesse fatto passi in avanti ireversibili, in una sorta di “dinamica lineare”; invece oggi abbiamo assoluta necessità di un “rinascimento laico”, prima di dover ricorrere alla “resistenza laica”.
Giampaolo Sbarra
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Gli interventi di Giampaolo Sbarra sono sempre molto interessanti.
Commento di Fabio Cruciani 7 Gennaio, 2008 @ 7:03 pmChissà se la spunterà alle elezioni di sindaco di Treviso…io sono fiducioso!