TREVISOLAICA che ovviamente è una Treviso PIU’ Europa, con (speriamo) più laici, più socialisti, più liberali, più radicali…


Che spasso! Raffo, Sbarra e Oliviero Toscani su Radioradicale
24 Gennaio, 2008, 9:46 pm
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Stavolta almeno una mezzoretta di divertimento. Ospitata di Raffo Ferraro e Giampaolo Sbarra (che simpaticoni!) alla trasmissione “paura genera censura” con Oliviero Toscani su Radio Radicale. O lettore, se te la vuoi sentire vai sul palinsesto di radioradicale

http://www.radioradicale.it/palinsesto/2008/1/23

e clicca sul “paura genera censura” (ore 23,06).

bm



Occorre una grande forza di sinistra laica che faccia riferimento al Socialismo europeo. Con le scorciatoie elettorali non si cancella il fallimento del PD.
21 Gennaio, 2008, 9:17 pm
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 C’è il rischio che, con la “ristrutturazione” della sinistra italiana e più in generale del sistema dei partiti avviata dopo la nascita del Partito Democratico, il nostro sia l’unico paese in Europa senza un forte partito ispirato al socialismo europeo. I primi “cento giorni” dalla nascita del “nuovo” soggetto politico confermano questa preoccupazione. Era evidente che soprattutto lo scioglimento dei DS apriva un vuoto a sinistra, implicando la rinuncia di quel partito ad esistere come forza autonoma, collocata nell’ambito del Partito del Socialismo Europeo. Questa rinuncia – più o meno limpidamente dichiarata – era da molti accettata in cambio di alcune allettanti promesse che il “nuovo” soggetto politico avrebbe realizzato: 1. il PD, unendo forze prima divise, avrebbe semplificato il sistema dei partiti; 2. andando “oltre” i limiti di DS e Margherita, superando storici steccati ideologici tra laici e cattolici, avrebbe conquistato i nuovi consensi di tanti che si sentono estranei alla politica, rafforzando l’Unione nel suo complesso; 3. ridando slancio e peso ad una guida riformista del Centrosinistra avrebbe rafforzato il Governo Prodi. Tutto ciò avrebbe scongiurato l’ennesimo annunciato ritorno di Berlusconi al governo…

E’ subito apparso evidente che nessuna delle promesse del PD poteva essere mantenuta.

La “fusione” di DS e Margherita non ha semplificato il quadro politico, ma ha determinato nuove scissioni e la nascita di nuovi partiti (la SD di Mussi, l’UD di Manzione e Bordon, LD di Dini…). Nei sondaggi il nuovo PD non va oltre il 25-27%, altro che il promesso 40%! Comunque il Centrosinistra non cresce nel suo complesso né l’operazione attrae nuove energie.

Nemmeno sotto il profilo culturale l’operazione è riuscita. Dietro la facciata di maniera dello “storico incontro tra culture diverse”, la realtà che affiora impetosamente è quella di un  ”compromesso storico bonsai”, un compromesso al ribasso, il “ma-anchismo” che tutto annacqua e non da indicazioni.

L’affermazione di una leadership del nuovo partito distinta da quella dell’Unione ha indebolito il ruolo di Prodi, come guida del Governo e del Centrosinistra. Se si andasse a votare oggi, con qualunque tipo di legge elettorale, Berlusconi certamente vincerebbe…

Perfettamente cosciente di tutto ciò, chi ha preso la guida del PD non si è impegnato per il rilancio del Governo Prodi, non ha presentato un programma di coraggiose riforme sociali ed economiche per contrastare il declino dell’Italia. Ha invece proposto un accordo con Berlusconi per una nuova legge elettorale. Così, di fatto, ha ulteriormente minato la stabilità del Governo Prodi, preparando la strada per il ritorno del Cavaliere alla guida del paese. Non è un mio giudizio, ma una semplice constatazione.

La proposta di riforma elettorale Veltroni-Berlusconi, non porta né in Germania né in Spagna. E’ solo una scorciatoia furbesca e pericolosa per permettere a due forze di media grandezza (25 – 27 % secondo tutti i sondaggi) quali sono il PD e il PdL, di raddoppiare il loro peso. Un meccanismo truffaldino di assegnazione dei seggi che non ha precedenti nei sistemi elettorali europei.

La cosa più grave è che questo tipo di legge elettorale consentirà al capo della Destra non solo di tornare più facilmente al Governo, ma di farlo senza bisogno di allearsi con nessuno. Nelle sue mani infatti sarebbero concentrati tutti i poteri che contano senza nemmeno il contrappeso di Bossi, Fini o Casini, dei quali può tranquillamente fare a meno. Ed infatti Berlusconi ha subito iniziato la sua corsa, intuendo l’enorme opportunità che gli si apre davanti.

Davvero, se si voleva una riforma elettorale “col massimo del consenso”, era necessario che il PD si muovesse così, ignorando l’esistenza dell’Unione? Davvero si può credere alla favola dell’accordo con Berlusconi “per il bene del paese”? Francamente vorremmo ci fosse almeno risparmiata l’ipocrisia!

E poi c’è Bertinotti… Già il leader del PRC esultava per lo spazio vuoto lasciato a sinistra dallo scioglimento dei DS. Ora la riforma elettorale Veltroni-Berlusconi  di fatto lo legittima come unico vero leader della “cosa rossa”. Una “cosa rossa” – anche questo è evidente – che non è un’alleanza di eguali. Pecoraro Scanio, Diliberto, soprattutto Mussi infatti potranno agitarsi finché vogliono, ma per esistere dovranno sottostare ai diktat di Bertinotti, l’unico a non temere soglie di sbarramento. Davvero è questa la via per dare la guida della sinistra alle forze riformiste e modernizzatrici?

Una riforma elettorale ci vuole, ma non quella voluta da Veltroni-Berlusconi-Bertinotti non certo nell’interesse del paese. I cittadini chiedono certamente semplificazione, meno “partitini”. Vorrebbero superare il bipolarismo “bastardo” conosciuto finora, basato sul pro o contro Berlusconi e non sul confronto tra una destra e una sinistra moderne di stampo europeo. Vorrebbero poter scegliere governi che decidano. I cittadini vorrebbero soprattutto poter scegliere e non subire chi deve essere eletto, come sarebbe nel caso che passasse la Veltroni-Berlusconi-Bertinotti, dove quattro o cinque partiti col 50-60% dei voti si spartirebbero tutti i seggi, sia di maggioranza che di opposizione. E peggio ancora sarebbe nel caso passasse il referendum Segni-Guzzetti, nel qual caso il primo partito anche solo con il 20% dei voti avrebbe il 55% dei deputati (eletti senza nemmeno la preferenza) alla Camera e al Senato. Una minoranza che potrebbe non solo governare, ma perfino modificare la Costituzione! E davvero si può pensare che basti un “premio di maggioranza” perchè chi è sicuramente minoranza nel paese, possa governare la grave crisi sociale, economica, morale che abbiamo di fronte?

Continuo a pensare che all’Italia occorra un forte Partito socialista, un’autonoma forza della sinistra saldamente ancorata al PSE, dotata di cultura di governo e capace di indicare le riforme necessarie per modernizzare e ridare slancio al paese. Una forza socialista laica e liberale, perché una sinistra riformatrice e moderna, se vuole restare collegata al Socialismo europeo, non può essere guidata da Bertinotti. Né PD né Cosa rossa-Sinistra Arcobaleno sono la risposta.



Un patto in tre punti per l’alternativa alla Lega
21 Gennaio, 2008, 7:09 pm
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pecorella rossaIn primavera si vota per le Comunali in due capoluoghi di provincia veneti: Treviso e Vicenza. A Vicenza la notizia è che venerdì scorso i partiti dell’Unione hanno tutti sottoscritto un patto per costruire insieme un programma comune e per scegliere con le primarie il candidato sindaco. Non che tutto sia rose e fiori per il Centrosinistra vicentino. Le possibilità di vincere dopo più di 10 anni di umiliante isolamento all’opposizione non sono molte. Per certi versi gli amici vicentini hanno di fronte un quadro anche meno incoraggiante del nostro. Mentre a Treviso Lega e Forza Italia non governano insieme la città e non sembrano vicine ad una candidatura comune fin dal primo turno, a Vicenza l’accordo nel Centrodestra è da anni granitico in Comune e in Provincia. Nemmeno la questione Dal Molin aiuta, spaccando a metà proprio l’Unione. Eppure a Vicenza l’accordo si è trovato, con impegni e scadenze sottoscritti da tutti.A Treviso oggi la situazione è la peggiore che si potesse immaginare.
Da quasi un anno il tavolo dell’Unione non si riunisce e nessuno fa un passo per costruire una candidatura a sindaco condivisa da tutti i partiti che si dicono alternativi alla Lega.

La scorsa estate ci dissero di stare buoni, perchè tutto si sarebbe messo in moto dopo la nascita del Partito democratico.

L’estate è passata, il Pd è nato. anche l’autunno è passato. Non abbiamo visto nessun segnale e ormai siamo nel pieno dell’inverno.

In questa situazione ognuno si va attrezzando per fare corsa a sè. Quando diciamo ognuno non parliamo solo dei partiti, ma di chiunque abbia o presuma di avere la possibilità di “fare il consigliere”, dando per scontato che per l’alternativa all’amministrazione leghista che governa da 15 anni la città non c’è nulla da fare. Proliferano così anche le liste “civiche”, ognuna col suo candidato sindaco “fuori dagli schieramenti”, che tuttavia non corre per vincere le elezioni ma tutt’al più per garantirsi un posto in consiglio comunale.

Se questa deriva non viene contrastata, il candidato della Lega, con o senza l’appoggio degli altri partiti del Centrodestra, ha serie possibilità di passare al primo turno. Ma se anche un ballottaggio vi fosse, l’ipotesi che nessun candidato del Centrosinistra vi arrivi è oggi quella più probabile. Non sappiamo se questo è frutto di un preciso disegno politico. Non può essere comunque il nostro. Non  si può chiedere agli elettori di votarci in queste condizioni.
Perchè non facciamo anche noi come a Vicenza? Perchè non chiediamo a tutte le forze politiche, i gruppi, i comitati, le liste civiche che non vogliono di nuovo Gobbo e Gentilini a comandare in Comune di sottoscrivere un Patto per costruire un’alternativa alla Lega? Un Patto semplicissimo in soli tre punti:

1) organizzare insieme un grande momento di ascolto della città, due giorni nel mese di febbraio per consultare categorie, associazioni, realtà di quartiere, comitati, semplici cittadini sulle principali questioni del governo della città: urbanistica, sviluppo economico, organizzazione dei servizi pubblici, politiche sociali e culturali…

2) sottoscrivere insieme entro febbraio un programma amministrativo comune sulla base di quanto emerso dall’ascolto della città

3) scegliere insieme con le primarie entro la prima metà di marzo un candidato sindaco disposto a portare avanti quel programma

Questa era in realtà la proposta di Sbarra già più di un anno fa, ma il suo vero punto di forza era soprattutto il fatto di muoversi con anticipo. Se avessimo accettato la tempistica indicata da Sbarra oggi avremmo già programma e candidato ed ogni energia potrebbe essere già spesa pe farli conoscere ai cittadini, con il vantaggio di non avere concorrenti.

Questo vantaggio ormai è perso. Ma anche se forse disperato, non si può non fare un ultimo tentativo per richiamare le forze politiche che si dicono alternative alla Lega all’unità, invitandole a dichiarare subito, nelle prossime ore, senza ambiguità nè condizioni, che l’unica via per proporre un programma ed un candidato comune alla città è quella del Patto che sopra ho indicato.

Se l’ennesimo appello cadrà nel vuoto, come molti che l’hanno preceduto, sarà difficile poi ricostruire le ragioni di una solidarietà politica nella quale molti hanno creduto e si sono finora impegnati. (pecorella rossa)



COSì SI MUOVE IL CENTROSINISTRA A VICENZA. PERCHE’ NO A TREVISO?
17 Gennaio, 2008, 8:01 pm
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“Ascoltare Vicenza”. Il centrosinistra vara un percorso comune

Accordo unanime delle forze di opposizione sulla prima tappa: un’inedita operazione-ascolto. Incontri pubblici con il coinvolgimento di categorie, associazioni e cittadini l’8 e 9 febbraio. Poi l’elaborazione di un progetto di governo: per chi lo approva, primarie a inizio marzo.  

Ripartire dalla città, per la città. È questo il messaggio lanciato dalla riunione di venerdì sera, convocata dalle forze che negli ultimi dieci anni non hanno avuto responsabilità nel governo di Vicenza: un incontro che ha visto la partecipazione di delegazioni ai massimi livelli del Partito Democratico, di Vicenza Capoluogo, della Sinistra Arcobaleno (SD, Verdi, RC, PDCI), del Partito Socialista, di Italia dei Valori e del comitato Più Democrazia. Estremamente positivo, e unitario, il clima respirato nel corso del confronto. Comune la diagnosi: Vicenza, nei due mandati dell’amministrazione Hüllweck, ha perso dieci anni, e ora si trova in un preoccupante stallo sociale, ambientale, urbanistico, culturale, e sotto i profili dello sviluppo, della legalità, della partecipazione democratica. E comune anche l’individuazione della cura: un percorso di rilancio delle energie soffocate in questi anni, che restituisca la parola alle voci dei cittadini e delle realtà associative e rappresentative, largamente ignorate dalla politica espressa dal centrodestra.

Il primo elemento di accordo tra le forze politiche di opposizione parte proprio da qui: il varo di un’inedita operazione-ascolto, in cui a “salire in cattedra” saranno non i partiti ma i cittadini, le categorie, le diverse e numerose realtà associative del ricchissimo tessuto sociale vicentino. Fissate anche le date: l’8 e il 9 febbraio la città sarà invitata ad esprimersi sui suoi molti nodi irrisolti. Dai grandi temi urbanistici e infrastrutturali alla mobilità e all’inquinamento, dalle politiche sociali a quelle culturali e turistiche, passando per i problemi dei quartieri, per approdare alla ridefinizione del ruolo di Vicenza: capoluogo oggi solo formale, incapace di proiettarsi ai livelli provinciale, regionale, europeo, ridotta ai margini della rete di relazioni che invece vede protagoniste altre città di analoga grandezza. Piena intesa anche sul percorso tracciato: dopo la prima fase dedicata all’ascolto della città e delle sue domande, si procederà alla definizione di una “piattaforma per il governo di Vicenza”, imperniata su alcune idee-guida. Solo da qui nasceranno le alleanze per offrire alla città un progetto alternativo di governo. Le forze che condivideranno questa piattaforma parteciperanno alla seconda fase: le elezioni primarie per la scelta del candidato sindaco, per la prima volta nella storia di Vicenza. Impegnandosi a sostenere unitariamente il candidato che  uscirà vincitore dalle primarie, all’inizio di marzo.  “Si tratta di un primo, e storico, passaggio – sottolineano le forze coinvolte – Era di fondamentale importanza trovare un accordo sul metodo, perché nella costruzione di un progetto innovativo il metodo è sostanza. Vicenza oggi è una città che non respira più futuro: dopo anni in cui è stata soffocata, vogliamo che la sua voce possa tornare a parlare. Noi la ascolteremo”.



un quadro impazzito. andare avanti.
15 Gennaio, 2008, 1:57 pm
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A volte troppi campi magnetici fanno impazzire l’ago della bussola. Se capita in mare aperto, fare marcia indietro non garantisce un approdo sicuro, non più che tenere la barra dritta e andare avanti comunque. E allora, se la situazione sembra ormai del tutto “sfrangiata”, se nessuno più tenta un percorso unitario per arrivare ad una candidatura condivisa e non improvvisata, se tutti corrono ognun per se, isolandosi ognuno nella sua autosufficienza, allora bisogna dire chiaramente che si va avanti, riprendere il filo del discorso. Una candidatura che non nasce ora, ma che ha alle spalle un’azione visibile, continua, coerente e puntuale sia nell’ambito amminsitrativo che su temi più di carattere generale. Chi ha da mettere in campo altrettanto?



Franco Grillini: il Papa si intromette nell’autonomia degli enti locali
11 Gennaio, 2008, 5:45 pm
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“Anche quest’anno, con noiosa ripetitività il Papa ha sgridato gli esponenti degli enti locali ossequiosamente convenuti all’udienza Vaticana”. E’ il giudizio di Franco Grillini che aggiunge: “Secondo il leader della Chiesa cattolica le amministrazioni locali dovrebbero sostenere soltanto la famiglia tradizionale, quella composta da un uomo e una donna, escludendo dalle politiche di welfare tutti gli altri nuclei familiari che nella nostra società si avviano ad essere maggioranza. Quello del Papa -  prosegue – è un discorso trito e ritrito, ossessivamente e stancamente ripetuto fino alla noia”.
Purtroppo, incalza Grillini,  assistiamo per l’ennesima volta ad una indebita intromissione nell’autonomia degli enti locali e soprattutto ad una sorta di veto ai registri locali per le unioni di fatto. L’invito – incalza – è inaccettabile perché l’autonomia amministrativa degli enti locali deve essere rivolta ai bisogni e ai diritti di tutte le persone qualunque sia il nucleo familiare di convivenza”. Il parlamentare ricorda come molte amministrazioni abbiano attuato “politiche di sostegno a tutte le famiglie. Mi auguro- è la conclusione di Grillini – che il discorso papista sia ignorato e che nessuna amministrazione discrimini cittadini o cittadine, a seconda dell’orientamento sessuale o del tipo di nucleo familiare nel quale vive”. (da newsletter PS)



Il “rinascimento laico” di Giampaolo Sbarra. Un articolo su cui riflettere
7 Gennaio, 2008, 3:41 pm
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La “tribuna di Treviso” di oggi pubblica quest’intervento di Giampaolo Sbarra, sul quale riflettere….

Difendere la L. 194, cambiare la L. 40; e poi pacs, ru486, omofobia ecc.  Entrato in crisi il tempo del “progresso laico”, oggi serve un “rinascimento laico”, per non dover ricorrere alla “resistenza laica”.

Il referendum sul divorzio e successivamente la legge e il referendum sulla legge 194, hanno rappresentato tappe fondamentali sulla via del progresso sociale e dell’affermazione delle libertà individuali in Italia: il popolo era più avanzato della politica.
Pareva, allora, che quei passi in avanti dovessero essere senza ritorno; oggi capiamo che non è così.

Troppi segnali, ormai, dimostrano l’invadenza confessionale nella vita politica italiana: l’intervento del cardinale Ruini con una precisa indicazione di voto al referendum sulla procreazione medicalmente assistita, ha dato il via ad una serie di prese di posizione (dai Pacs, all’omofobia) che oggi stanno culminando nella richiesta di snaturamento della L. 194: una buona legge, che ha combattuto la vergogna e l’ipocrisia dell’aborto clandestino a cui evidentemte qualcuno vorrebbe ritornare.

La situazione, in Italia, è ancora più grave perché i rapporti tra stato e chiesa sono regolati da un Concordato che garantisce alla Chiesa enormi e ormai intollerabili privilegi, anche dal punto di vista economico; questo Concordato viene ormai sistematicamente violato, ma pochi hanno il coraggio di far notare come il Vaticano debba avere il coraggio di rinunciare o ai privilegi economici e fiscali o all’invadenza negli affari interni italiani: certo non può pretendere di avere entrambe le cose, come sta accadendo oggi..

A fronte di questa invadenza neoclericale, noi stiamo assistendo ad una grave accondiscendenza del ceto politico italiano, incapace o timoroso di reagire reclamando l’autonomia della politica e dello stato, secondo il vecchio ma ancora valido principio della “libera chiesa in libero stato”.

Dov’è finita la cultura laica in Italia? Essa è bene rappresentata da valenti intellettuali, scienziati, filosofi, giornalisti (penso a Umberto Veronesi, a Rita Levi Montalcini, a Giulio Giorello. a Scalfari, a Umberto Eco): l’anello debole è proprio la politica: è là che si nota il cedimento, e nella debolezza di una cultura politica laica.

Da notare che la “cultura laica” non sottovaluta affatto la valenza delle riflessioni etiche e anche religiose intorno ai problemi dell’uomo, e anzi il confronto con quelle riflessioni è quotidiano motivo di approfondimento e di ulteriore interrogazione; ma un conto è accettare il confronto per andare oltre, un conto è pretendere di imporre a tutti la propria visione del mondo e, per i politici, non resistere e farsi intimidire dai diktat di Oltretevere.

Perfino la magistratura si dimostra a volte più avanzata della politica, laddove – ad esempio in tema di legge 40 sulla fecondazione assistita – riconosce il diritto all’analisi preimpianto dell’embrione (vietato dalla legge) e a rifiutare l’impianto dei tre embrioni (previsto dalla legge).
Se questo è un buon segnale per le donne, è un pessimo segnale per la politica, e ne sancisce l’arretratezza.
Di questo passo, si rischia di lasciare spazio ad un inquietante clima di “fondamentalismo” cha dalle religioni passa alla politica e infine alla società (omofobia, xenofobia, antioccidentalismo, antiislamismo).

Spesso i detrattori della laicità hanno bollato come “laicisti” i sostenitori della “libera chiesa in libero stato”: non è così, nessuno reclama il trionfo totalitario di una “ideologia laicista”; bisogna reclamare a gran voce, invece, il riconoscimento e il rispetto delle diversità etiche e culturali, il riconoscimento e il rispetto dell’esistenza di diverse visioni del mondo e della vita, il riconoscimento e il rispetto delle persone e delle loro peculiarità.
Questo, ovviamente, non vale solo nei temi etici e nei rapprti stato-chiesa; vale altrettanto nei confronti della ricerca scientifica in tema di nucleare, ogm e termovalorizzatori, per citare tre questioni controverse, spesso trattate a partire da giudizi preconfezionati.

Si sperava che il processo di laicizzazione della politica avesse fatto passi in avanti ireversibili, in una sorta di “dinamica lineare”; invece oggi abbiamo assoluta necessità di un “rinascimento laico”, prima di dover ricorrere alla “resistenza laica”.

Giampaolo Sbarra